Stilo, città del sole, città d'arte

Il Borgo antico di Stilo

 

 

Il cuore della città pulsa nel nucleo centrale caratterizzato dai monumenti più importanti, da viuzze e piazze che racchiudono il patrimonio architettonico più cospicuo e dove tuttora si svolge la vita di relazione della città.
Simbolo di Stilo è senza dubbio il gruppo di chiese ed il borgo adagiato ai piedi del Monte Consolino che la rende immediatamente riconoscibile e che rappresenta una sorta di “summa” delle sue stesse vicende storiche, fortemente caratterizzate dalla contrapposizione tra il potere civico e quello religioso.
Ancora intatte in molte loro parti, a memoria del glorioso passato medievale, palazzi e elementi architettonici. In pieno centro storico, ogni anno in estate vi si svolge il famoso "Palio di Ribusa".

Tra gli imponenti e massicci palazzi gentilizi abbondano nel centro e nelle vicinanze di Stilo.
Da ricordare l’edificio civile appartenuto ai Conti Capialbi, ricco di belle sale, che trovasi eretto nel Rione di Santa Lucia. Nella contrada Nipitino, in territorio di Stilo v’è pure un grande edificio rurale di nobile fattura, con graziose finestre ad ogiva, una volta pure appartenuto alla stessa famiglia. Arricchiva, tanto tempo fa e tra le numerose opere d’arte, il primo edificio nobiliare, una preziosa collezione di libri rari, manoscritti ed incunaboli. La Biblioteca appartenne per ultimo al conte Massimo Capialbi, colonnello dei bersaglieri nonché personaggio famoso per la vasta erudizione di cui era fornito e, ammirato anche per “la sua signorilità e il suo amore di patria”.
Amore che lasciò in eredità alla figlia, tanto che questa fece donazione nel 1963 al Comune di Stilo della Biblioteca paterna, composta di ben 7260 volumi. Ora questi libri, assieme ai meravigliosi volumi appartenuti agli ordini monastici dei Basiliani e dei Redentoristi ed a quelli che facevano parte della collezione dello storico stilese Luigi Consolo, costituiscono il ricco patrimonio librario della Biblioteca civica, ubicata nelle sale adiacenti il porticato del Palazzo comunale.
Il Palazzo Lamberti è poi un altro vasto complesso edilizio eretto nel ‘600. Di tale periodo sono pure le molte cose di alto pregio che esso conserva: affreschi e pitture varie su tela, sculture ed opere di intaglio, eccetera. Infine sono da annoverare: i palazzi appartenuti ai Carnovale, ai Bono, alla famiglia Crea e Marzano, ai Caracciolo, Teti, Sersale e altri ancora. Tutti raccolgono in sé secoli e secoli di storia e vanno visti come autentiche e degne opere di architettura, nonché importanti per quello che ancora, per la maggior parte, conservano.

È comunemente chiamata 'fontana gebbia' ma conosciuta anche come fontana dei Delfini.
Oltre al nome, che vuole indicare il luogo da ove sgorga l'acqua (il Consolino), anche il nucleo scultorio centrale in pietra, che rappresenta appunto due delfini attorcigliati, sono di puro stampo arabo.
Invece tutto il complesso architettonico restante, costituito da tre archi coronati a loro volta da un cornicione ben sagomato, è del classico stile barocco proprio del '700.
Narra la tradizione, che fino a qualche anno addietro esisteva, non molto lontano dalla ubicazione di tale fontana, un masso in granito locale, spianato e a foggia di sedile, che sarebbe servito come trono a qualche "Califfo" arabo di passaggio, nelle trattazioni coi suoi dipendenti.
Era conosciuta appunto come "Pietra del Califfo" e di essa non rimane più nulla.

Al centro della Piazza antistante la Chiesa di S. Francesco sorge una statua di bronzo a grandezza naturale, poggiata su di una base in granito grezzo scolpito a mano dalla scuola di scalpellini che faceva capo all’artista stilese Mastro Peppino Drago: è la statua di Tommaso Campanella.
E’ opera dello scultore modenese Ernesto Gazzeri; risale al 1923, anno in cui fu pure inaugurata a mani del filosofo Giovanni Gentile. Inoltre c’è da dire che tale opera fu fatta erigere a gloria del filosofo, dallo stilese Luigi Carnovale, protettore e fautore di ogni tipo di arte e lettere, al cui nome rimane intitolato il largo spiazzo, che per la realizzazione della grande scultura in bronzo assommò le offerte e i contributi raccolti nel paese e arrivati da diverse istituzioni.

 
 

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