E' una delle
manifestazioni più belle e
suggestive della tradizione
popolare calabrese, un viaggio
inusuale in un'atmosfera
medievale e in quel periodo
critico e pur interessante e
magico (secoli XV, XVI, XVII),
che caratterizzò la società e le
Istituzioni del Regno di Napoli.un
evento storico unico, che
richiama la fiera signorilità
della Città di Stilo, che Re
Roberto nel 1339 chiamò "sua
terra" e Giovanni d'Austria
identificò come "fedelissima".
Il Palio di Ribusa
(ripreso nel 1997 dopo una
parentesi di 280 anni) può
essere definito il simbolo
dell'orgoglio della stessa
città, che già nel 1600 era
annoverata "fra il numero di
cento e dieci Città d'Italia più
famose". La sua istituzione è
strettamente legata allo
svolgimento della Fera de Rebusa,
una delle più importanti, con la
fiera della Maddalena di Cosenza
e la fiera di Primavera di
Reggio, delle fiere che venivano
organizzate nella Calabria Citra
e nella Calabria Ultra, ma
soprattutto alla storia di Stilo
e del suo regio demanio. Il
termine Ribusa (luogo di rovi)
richiama, infatti, alla mente le
vicissitudini della nobile Città
di Stilo e del vasto territorio
su cui aveva la più assoluta
giurisdizione. Il Palio trova
giustificazione, oltre che nelle
travagliate e illustri vicende
della storia del regio demanio,
anche nella fera di Ribusa, che
era un rilevante momento
istituzionale e tutt'uno con la
grande festa popolare
caratterizzata da gare e tornei
cavallereschi.
Della fiera trattano due
documenti trascritti
dall'Archivio notarile di Gerace
e rogati dal notaio Scipione
Carbonara che nel 1650 scrive di
una "fera de Regusa", e dal
notaio Giuseppe Baldaro, nel
1717. La fiera di Ribusa aveva
regolamenti rigorosi, che
venivano fatti rispettare
puntigliosamente dalle autorità
locali, affinchè tutti i
compratori e i mercanti fossero
protetti e non si compissero
soprusi. Venivano nominati il
Mastrogiurato, che sovrintendeva
a tutto lo svolgimento delle
attività della fiera e due
"giudici di confine", che
controllavano i posti assegnati
ai venditori. Dal 1473 in poi, a
vigilare sull'andamento della
fiera, ad ascoltare i reclami e
rendere giustizia, troviamo
invece il sindaco dei nobili,
che aveva il privilegio di
dichiarare aperta la fiera; in
sua assenza era il primo eletto
dei nobili a ricevere la
bandiera, anche se nel 1717 alla
fastosa cerimonia con la quale
veniva inaugurata la fiera, si
nota ancora la presenza del
mastrogiurato, che, allora,
aveva probabilmente funzioni di
rappresentanza.
Il Palio di Ribusa, espressione
del decentramento amministrativo
e dell'identità culturale della
città, si svolgeva nello stesso
giorno di inaugurazione della
fiera, di cui era parte
integrante.
La gara vera e propria aveva
come scenario "lo piano di Santo
Francesco", ma fu probabilmente
ospitata, per un certo periodo,
anche nei pressi di una delle
cinque porte della cinta urbana
: quella denominata "Scanza li
Gutti" (attuale via Madonna
delle Grazie), che era stata
prescelta dal parlamento stilese
come porta pubblica della città
(in tale ambito avveniva,
infatti, annualmente la vendita
dei corpi di entrata
dell'Università).
I delegati e i cavalieri della
città e dei suoi cinque casali
(Camini, Guardavalle, Pazzano,
Riace e Stignano), esprimevano
le loro doti e capacità in
tornei cavallereschi e in gare
di abilità (tiro al cerchio,
tiro all'anello, tiro con
l'arco, tiro con la balestra,
tiro al montone).
Le gare erano precedute da una
cerimonia solenne, prima
dell'inaugurazione della fiera,
a cui partecipavano le autorità
locali, accompagnate da
cavalieri con stendardi e
cavalli bardati, suonatori di
tamburi e trombe, araldi e
armigeri. Avuta in consegna la
bandiera (che sostituiva agli
inizi il drappo assegnato in
premio al casale vincitore o al
rappresentante della città), il
sindaco dei nobili lasciava il
palazzo del Capitano o del
Governatore (queste sono le
autorità regie richiamate dagli
atti notarili del 1650 e del
1717) per raggiungere il luogo
ove si svolgeva la fiera. Nel
corteo - preceduto da cavalieri,
da sbandieratori e "gente
terrazzana di nobili onorati et
del popolo" - prendevano posto
gli altri sindaci (quello dei
nobili procedeva a cavallo), i
deputati della città e dei
casali, il Capitano o il
Governatore, il Mastrogiurato,
canonici, magistrati, paggi,
damigelle, armigeri,
corporazioni delle arti e dei
mestieri e la "giunta" eletta
dai cittadini (la stessa che, di
volta in volta, formulava le
capitolazioni da sottoporre al
sovrano per il placet).
Raggiunto il piazzale di S.
Francesco d'Assisi e completato
il protocollo di inaugurazione
della fiera, la bandiera (donata
da Carlo V) veniva fissata su
una quercia secolare, che si
ergeva maestosa nei pressi della
chiesa dei Minimi conventuali e
data in guardia al Battaglione
della città, che si esibiva,
alla fine, in spari e manovre
spettacolari, dopo aver permesso
il susseguirsi di varie gare
popolari. E' probabile che la
grande kermesse stilese sia nata
in omaggio a S. Giorgio,
divenuto in seguito protettore
di Stilo, ma il cui culto era
già diffuso nel territorio
dell'università (non a caso il
palio, fino a circa tre secoli
fa, si svolgeva il 22 aprile, il
giorno precedente, cioè, la
festa del santo cavaliere). Oggi
la rievocazione storica del
Palio di Ribusa si svolge ogni
anno la prima domenica d'agosto
e nei giorni precedenti e
risulta sviluppato in giornate
di spettacolo, di
intrattenimento e di
approfondimento (cortei storici,
musiche di corte, giullarate,contastorie,
cartomanti e chiromanti,
sbandieratori, banchetti
storici, cavalieri e dame), per
poi concludersi con la
competizione. Una festa storica
davvero eccezionale.